L'uomo che piantava gli alberi...

20 settembre 2010 - pubblica su Facebook LinkedIn Xing Twitter FrienFeed Technorati Google Ok Notizie Thumblr

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Ci sono tanti modi per piantare alberi

Da tre anni piantava alberi in quella solitudine. Ne aveva piantati centomila. Di centomila ne erano spuntati ventimila. Di quei ventimila, contava di perderne ancora la metà, a causa dei roditori o di tutto quel che c'è di imprevedibile nei disegni della Provvidenza. Restavano diecimila querce che sarebbero cresciute in quel posto dove prima non c'era nulla.
Jean Giono, L'uomo che piantava gli alberi


Ieri sera un'amica mi ha regalato un libro: "L'uomo che piantava gli alberi". E' un libro lontanissimo dal mondo della tecnologia e della comunicazione, dell'e-learning e dell'e-book, di cui qui cerchiamo di comprendere le potenzialità e gli effetti.

E' la storia di un uomo che perseguendo il suo desiderio ha cambiato il mondo, mutato il territorio e anche la qualità dei rapporti delle persone. Sulla copertina c'è scritto "A partire dagli otto anni", francamente penso che sarebbe una bellissima lettura per tutti quelli dai novant'anni in giù.

Sabato e domenica ho partecipato a due eventi in cui si sono  gettate alcune sementi. Non si è trattato di arare il terreno e di selezionare le ghiande buone per la semina, ma di ragionare sul come si appresta a mutare la nostra società in seguito all'arrivo dell'ennesima transizione impostaci dalla tecnologia con l'arrivo della stampa su carta elettronica. Cioè di quegli aggeggi che chiamiamo e-book reader e che spesso confondiamo con gli iPad.

Il primo evento si è svolto all'interno del Palazzo della Signoria di Jesi in un contesto splendido, il secondo in riva al mare a Porto Recanati.

In entrambi i casi l'aria che si è respirata è quella libertà, quella libertà che deriva dall'avere un desiderio e dal volerlo perseguire. Un desiderio che non è solitario, ma condiviso con altri che magari la pensano in modo diverso e con cui è possibile "conversare".

Ebbene a Jesi e a Porto Recanati questo è stato possibile. Il campo del dialogo è per noi oggi altrettanto importante di quello su cui piantare le querce. Bisogna piantare le querce e bisogna reimparare a dialogare. Senza risparmiarsi.  Senza paura di piantare semi che non cresceranno. Perché qualcuno crescerà.

Forse il regalo più grande in arrivo dalle tecnologie degli e-book è un campo deserto. Che bisognerà arare, innaffiare e seminare. Non solo con i titoli dei libri da commerciare ma anche recuperando la capacità, e il piacere, della conversazione. Che la televisione e il nostro modo di vivere hanno quasi cancellato e che le storie racchiuse in gioielli come quello di Jean Giono sono capaci di far rinascere. Che siano libri di carta o e-book poco importa.

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