Qual è il valore di Internet nell'economia italiana per Google?

20 aprile 2011 - pubblica su Facebook LinkedIn Xing Twitter FrienFeed Technorati Google Ok Notizie Thumblr

Post scritto da Mauro Sandrini. Seguimi su Twitter.

L'11 aprile scorso è stato presentato un rapporto commissionato da Google al Boston Consulting Group per cercare di determinare il valore di Internet sull'economia italiana.

Un report dal valore modesto

Il sito del report è questo: www.fattoreinternet.it

Il rapporto crea molte aspettative ma i risultati che porta sono modesti sul piano metodologico e dei contenuti. In sostanza sarebbe stato un eccellente rapporto se fosse stato presentato una decina di anni fa: prima dello sboom della new economy, prima delle due torri, della crisi finanziaria ecc.

Questo rapporto parla delle imprese come la pubblicità del Mulino Bianca parla dei rapporti in famiglia. In un modo che non solo non è aderente al vero, ma veicola un'ideologia (sì una ideologia) secondo cui Internet è bella, e fa bene, a priori. Basta un po' di banda larga in più e vai che si vola!

Chiunque sia a contatto con il mondo delle imprese, ma anche delle pubbliche amministrazioni (molto citate nel rapporto) sa bene che non è così. Internet può essere molto utile, ma a un patto: quello di abbandonare il fumo per andare alla ricerca dell'arrosto. Con molta umiltà.

Umiltà che nè Google, nè il Boston Consulting Group hanno dimostrato con questo rapporto.

Da Unicredit un altro rapporto più aderente alla realtà

Uno sguardo più aderente alla realtà rispetto all'economia italiana e, indirettamente, anche a Internet ce lo fornisce un'altra ricerca di ieri rilasciata da Unicredit sullo stato delle imprese italiane.

Un altro studio. Un'altra prospettiva. Forse perchè venendo da una banca il valore è costretta a misurarlo non negli slogan, ma nei risultati. In questo documento sono due i punti di forza a disposizione delle imprese per uscire dalla crisi:

- l'attenzione all'internazionalizzazione

- la sensibilità all'innovazione 

In particolare si fa riferimento in particolare all'innovazione di processo proprio quella che il BCG ha escluso dalla sua analisi perchè gli autori a pag. 13  dichiarano: i "dati sul valore generato online in ogni step della catena del valore non sono disponibli e stimarli avrebbe implicato uno scarso livello di accuratezza".

E con questo si sono sbarazzati della fonte di maggiore potenzialità per chi l'economia la fa ogni giorno e non si limita a studiarla su commissione di un brand buonista come quello di Google. Che è il vero destinatario del rapporto. Non l'Italia, le sue imprese e i suoi cittadini.

Ciliegina sulla torta è lo spazio dedicato all'educazione e Internet

Un tema cui sono particolarmente sensibile, ma anche un tema che può indurre incrementi di efficienza e di processo importanti e tangibili. Sia che si tratti di adottare l'elearning nelle scuole come nelle imprese o nelle pubbliche amministrazioni. Questo riporta il documento a pagina 7:

"L'educazione digitale è un fondamento della crescita. Lo sviluppo dei comportamenti  dei consumatori dei consumatori e delle aziende italiane può essere stimolato e guidato, per esempio attraverso iniziative volte a rimuovere gli ostacoli alla diffusione di Internet o a trasmettere messaggi sulla sicurezza dei pagamenti online, o tramite l'aumento dell'offerta dei servizi da parte della pubblica amministrazione."

Tutto qua. Internet per l'educazione ridotto alla formazione dei consumatori per vendere di più.

A me restano alcune domande: quanto ha pagato Google questo rapporto? I signori di Google sono così sicuri che questo tipo di informazione sia utile a loro stessi?

L'ultima considerazione, che non riesco a togliermi dal capo, però è questa: stiamo ogni giorno di più sovrapponendo al concetto "Internet" quello di "Google". Con un conflitto di interessi che è interno a ognuno di noi e di cui non riusciremo ad incolpare alcun capo di governo. Se non cominciamo a uscirne. In fretta.


 

Marina Romea (RA), 8-9 Giugno 2011
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