C'era una volta l'e-learning 2.0

10 febbraio 2011 - pubblica su Facebook LinkedIn Xing Twitter FrienFeed Technorati Google Ok Notizie Thumblr

Post scritto da Mauro Sandrini. Seguimi su Twitter.

Valentina Comba, cara amica ed esperta di e-learning, mi ha di recente segnalato un articolo importante che altrimenti non avrei notato. Ho deciso di rendere pubblici i miei commenti perché penso si tratti di un argomento molto serio su cui davvero vale la pena di ragionare al di là degli schemi usuali.

Si tratta dell'articolo "Education and the social Web: Connective learning and the commercial imperative" di Norm Friesen pubblicato nel numero di dicembre 2010 di un'autorevole rivista digitale, First Monday.

La persona al centro con l'e-learning 2.0. Davvero?

L'articolo critica la vulgata dei fan dell'innovazione a tutti i costi, secondo cui le nuove tecnologie sociali di Internet mettono l'individuo che impara al centro di reti di conoscenze e competenze, andando così a costituire un contesto educativo e di apprendimento inedito e di per sé positivo.

Friesen sostiene che le reti sociali commerciali di Internet (Facebook, Youtube, Twitter ecc.) hanno come obiettivo di collegare gli investitori pubblicitari agli utenti e non la libera circolazione della conoscenza. Al centro di queste reti, infatti, c'è l'interesse della grande corporation e non quello dell'individuo che apprende. Nel migliore dei casi le potenzialità educative di questi mezzi svaniscono sullo sfondo.

Sembra uno scenario simile a quello della televisione degli anni '50 i cui utilizzi nel campo dell'educazione sono stati presto abbandonati per cedere alle tentazioni e alle richieste di una tv commerciale come quella che conosciamo oggi su cui, per pudore, evito ogni commento.

Ma siamo sicuri di essere oggi in una condizione simile a quella che ha conosciuto la TV degli inizi? Una situazione ove le pressioni commerciali minacciano il "Web sociale" e quindi le sue potenzialità per l'educazione e l'apprendimento?


LE RETI SOCIALI SU WEB NON SONO COME LA TV. MA...

Friesen ha torto quando sovrappone in modo semplicistico lo sviluppo storico della televisione alle diverse reti sociali. Una rete sociale, per quanto ristretta al campo della comunicazione via Internet, non è analoga ad un fenomeno con un modello di comunicazione unidirezionale e di massa come la TV.

Fatta questa premessa la questione che viene sollevata è centrale per chi si occupa di e-learning. Si è parlato troppo, e spesso senza avere la consapevolezza delle implicazioni, di e-learning 2.0. Nella gran parte dei casi (con lodevolissime eccezioni) ciò si è realizzato nell'adozione di strumenti commerciali messi a disposizione degli utenti gratuitamente e nella scarsa considerazione per i  contenuti. Quel che sarebbe centrale nel web 2.0, infatti, è la "relazione". Dimenticando che la "relazione" su Internet spesso equivale a un sacco di tempo speso a vanvera ovvero nelle maglie della rete costruite ad hoc dai venditori di pubblicità.

Forse sarebbe sufficiente, quando usiamo questi strumenti in un ambiente di apprendimento, aver appiccicato al monitor del nostro computer un post-it con su scritta la frase forse più importante dell'articolo di Friesen:

"Tu non sei il cliente di Facebook.
Tu sei il prodotto che Facebook vende ai suoi veri clienti:
gli investitori pubblicitari.
Dimentica questo a tuo rischio e pericolo".

Averlo presente non vuol dire smettere di usare Facebook e i suoi cugini, ma semplicemente sapere quel che stiamo facendo per noi e per i nostri studenti.


UNA DISTINZIONE IMPORTANTE: SCUOLE E AZIENDE

Resta una considerazione importante anche questa spesso data per scontata:

"Non esiste un solo modo di fare e-learning"

Ci sono molti modi per classificare l'e-learning. Per il momento - semplificando molto - consideriamo due contesti: quello delle scuole e delle università  da un lato e quello aziendale dall'altro. Per esempio lo stesso software di e-learning può essere utilizzato all'interno di una organizzazione scolastica o di una multinazionale. I processi che fluiscono nei due sistemi, però, sono completamente diversi.

Certo anche i sistemi sociali di Internet possono essere utilizzati per l'e-learning. Un conto è adottare questi strumenti in una scuola dove pubblicità mirata e coinvolgente può manipolare adolescenti in una fase critica della loro vita;  altro conto adottarlo dove i destinatari della formazione sono adulti (magari consapevoli, per esempio con il post-it dell'immagine in questa pagina appicicato sul monitor del proprio computer) dove l'unico requisito è la consapevolezza di quel che si fa e i rischi, forse, sono inferiori. Altre attenzioni invece meritano bambini e adolescenti.


I NUOVI CONFLITTI: FUORI DALLA RETE!

L'aspetto più interessante dell'articolo di Friesen è che esso porta alla luce conflitti di potere di cui raramente ci accorgiamo. E già questo è un grande merito. É infatti un conflitto di potere quello tra la nostra libertà e quella di chi vuole convincerci a comprare. La consapevolezza non basta però. É necessario fare qualcosa. Cosa?

É un campo minato questo. Dove non esistono facili ricette, gli how-to in cui gli anglosassoni sono così bravi non funzionano. Correndo il rischio dell'autocitazione penso che "La sfida non è continuare a combattere battaglie antiche e già perdute nei luoghi che il potere conosce bene, ma popolare i nuovi teatri dove il conflitto si è spostato. Scoprendo che sempre più spesso i campi di battaglia che ci attendono sono dentro di noi."

Le reti sociali su web continuano a essere un sottoinsieme del nostro vivere sociale. Forse spostando l'attenzione verso il lato della vicenda che si svolge fuori dalla rete, diventa più semplice capire quali scelte effettuare quando a scuola o in azienda affrontiamo un problema legato alla formazione. Con l'e-learning o senza.



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