Aiutati che Dio t'aiuta

07 aprile 2010 - pubblica su Facebook LinkedIn Xing Twitter FrienFeed Technorati Google Ok Notizie Thumblr

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Noi, i professionisti dell'e-learning, spesso, ci lamentiamo. Troppo. E a torto.

Ci lamentiamo che il cliente, o il professore, o l'azienda, non capisce quanto sarebbe bello fare l'e-learning. Ci sentiamo un po' come geni incompresi.

Bhe... sbagliamo.
Quando, con tutta la nostra carica di entusiasmo, proponiamo un progetto raramente consideriamo che il nostro interlocutore non è diverso da noi. Anche lui con i suoi problemi personali, di tempo, economici, ecc.  Con una differenza però. Stiamo parlando con qualcuno che non è un esperto di e-learning e di conseguenza siamo tenuti a spiegargli qual è il valore che l'e-learning potrebbe generare per lui o la sua organizzazione.

Dobbiamo essere in grado di spiegargli come l'e-learning può mutare il lavoro, le aspettative e le capacità della sua organizzazione di sopravvivere e prosperare. Se il nostro interlocutore non capisce ci sono solo due possibilità: la prima è che non siamo stati sufficientemente chiari; la seconda che ci sbagliamo e ci siamo fuorviare da un entusiasmo eccessivo per un progetto non calato nella realtà che stiamo incontrando. In entrambi i casi è il nostro interlocutore ad avere ragione.

Infatti: se non siamo stati capaci di spiegargli il valore del nostro progetto per lui siamo noi a dover cambiare il nostro modo di comunicare. Non lui. Se abbiamo proposto un progetto che nella realtà del nostro interlocutore non produce valore siamo noi ad aver sbagliato. I progetti che vale la pena di perseguire sono quelli che producono valore. Gli altri lo dissipano ed è meglio non cominciarli neppure. In ogni caso, come al solito, il nostro destino è nelle nostre mani. Concretamente cosa possiamo fare?

1. prendere in considerazione qual è il problema più urgente per il nostro interlocutore (tra quelli risolvibili con l'e-learning evidentemente)

2. schematizzare una proposta di soluzione al suo problema all'interno di un architettura di e-learning. Nove volte su dieci significa individuare i contenuti ad hoc per quello specifico problema

3. corroborare questa sintesi con strumenti di analisi del ritorno economico.

Non è tutto però. E' necessario spiegare che è bene partire piano. Con piccoli investimenti e monitorando i risultati ottenuti lungo il percorso. Si tratta di scegliere un approccio bottom-up all'e-learning: in questo modo non si corre nessun rischio di enormi investimenti; si potrà sempre correggere il tiro in corso d'opera o, addirittura, cancellare la sperimentazione senza troppi problemi. Una cosa, infatti,  è aver investito qualche soldo in un progetto e poterlo correggere successivamente, altro è aver investito 100.000 euro... (o più!) ed accorgersi troppo tardi che le scelte fatte non erano quelle migliori.

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