Come iniziare un progetto di e-learning?

02 aprile 2010 - pubblica su Facebook LinkedIn Xing Twitter FrienFeed Technorati Google Ok Notizie Thumblr

Il punto di partenza: a chi serve? per fare cosa?
Post scritto da Mauro Sandrini. Seguimi su Twitter oppure su Identica.

Porsi questa domanda significa già essere sulla buona strada. Il disastro dell'e-learning, infatti, è dare per scontato che il nostro progetto, proprio quello su cui abbiamo investito tante energie, possa davvero servire a qualcosa nel mondo reale. Al di là dei nostri sogni.

L'entusiasmo è una forza potente che può essere determinante per la riuscita di una nuova iniziativa. Ma solo se si sa come orientarlo. Quante volte un progetto davvero innovativo è stato bloccato perchè considerato velleitario e poco concreto?

Nel nostro caso per avviare un percorso virtuoso è necessario, per prima cosa, identificare:

1. A CHI PUO' SERVIRE?
A chi può servire, concretamente, il progetto di e-learning all'interno dell'organizzazione in cui lo stiamo pensando. Un buon esercizio è di pensare concretamente ai nomi e cognomi delle persone che lo useranno nell'ambito della loro attività lavorativa quotidiana. Ricorda che un progetto è tanto più ben percepito quanto più è sentito come utile da chi lo dovrà usare.

2. A COSA PUO' SERVIRE?
Le persone che hai appena individuato possono appartenere a varie categorie. Possono certamente essere gli utenti finali del corso (studenti, tecnici, amministrativi ecc.) ma anche, per esempio, chi ha la responsabilità di gestire le figure che dovranno seguire i corsi. Per la buona riuscita di un progetto di e-learning è bene considerare tra gli “utilizzatori finali” del progetto anche chi ha dei vantaggi nella supervisione del processo e non solo in chi fruisce del corso. Generalmente si tratta di manager intermedi nella gerarchia organizzativa.

3. SAPER ASCOLTARE
Ho scritto “persone” e non ruoli o, peggio, risorse, o ancor peggio, “target”. Il buon risultato di un progetto e-learning (ma non solo) dipende dall'impatto che ha sui singoli individui e, in particolare, se riesce ad intercettare i loro bisogni e le loro aspirazioni all'interno dell'organizzazione in cui si trovano. Questo è il difficile, ma anche il bello, di ogni progetto davvero innovativo. La conseguenza concreta di questo approccio è di mettere al centro del progetto le persone e non le questioni tecniche specialistiche. In particolare significa mettersi in una posizione di ascolto dei problemi reali dell'altro/a a cui stiamo pensando di proporre il nostro progetto e a cui il nostro progetto dovrà essere utile. Abbandonare i tecnicismi significa, tra l'altro, smettere di esercitare il proprio narcisismo: smettere di usare il linguaggio del cosiddetto esperto ed avviarsi alla ricerca di un linguaggio comune fra noi ed i nostri interlocutori.

E' filosofia? Si lo è. Ma è una filosofia che può avere effetti concreti e immediati.

Chiunque abbia un minimo di esperienza nell'ambito dell'e-learning sa che è pieno il mondo (delle aziende, degli enti pubblici, delle scuole) dove architetture faraoniche restano poco utilizzate quasi a testimoniare che l'e-learning non funziona. In effetti è così: quell'e-learning non funziona. E non avrebbe potuto funzionare. È stato, infatti, pensato come un problema solo tecnico a cui dare una risposta solo tecnica.

La realtà, invece, è che la progettazione dell'e-learning genera uno spazio sociale, relazionale, di cui è necessario tener conto sia all'atto della prima progettazione del sistema sia, in seguito, del suo funzionamento. La tecnica se non incontra i bisogni delle persone non è nulla e le persone la evitano. Non per cattiva volontà ma perché, semplicemente, introduce un ulteriore grado di complessità inutile nella loro vita. La chiave, allora, è proprio questa di avviare progetti “utili”. Sarà allora naturale per i vari destinatari farli propri o, quantomeno, ridurre le resistente psico-organizzative alla loro introduzione. All'inizio di un progetto, allora, diventa cruciale porsi un'ulteriore domanda rispetto alle due iniziali:

LA DOMANDA CHIAVE: "QUALE VANTAGGIO L'E-LEARNING PORTA AI SINGOLI?"

Mentre la domanda 2 riguarda più l'utilità pratica e immediata derivante dall'introduzione di un sistema di e-learning quest'ultima riguarda semmai gli aspetti nascosti difficili da confessare in un'intervista e però determinanti per il successo o meno del progetto. Sono quei motivi per cui, per esempio, un manager può decidere di sposare il tuo progetto perché ne vede sia un vantaggio per la propria organizzazione sia per sé stesso; magari in termini di carriera, magari di remunerazione, magari di possibilità di poter cambiare lavoro più facilmente, magari... di poter fare le scarpe al collega d'ufficio... I motivi possono essere i più variegati MA devono essere tenuti in considerazione all'atto del disegno del progetto.

Non c'è quasi mai un motivo razionale per opporsi oggi all'introduzione di un progetto e-learning. Eppure... sappiamo che è molto difficile avviare una nuova sperimentazione proprio perché le resistenze al cambiamento individuali si intrecciano con l'inerzia di ogni organizzazione. Per sopravanzarle è necessario considerarle e... utilizzarle. Lo scontro frontale, in questi casi, non paga.

Riassumendo: una volta individuatI gli interlocutori cui sottoporre il nostro progetto è bene.... parlargli! Tenendo però conto dei punti trattati fino ad ora. In questo modo, infatti, diventa possibile:

  1. trovare un linguaggio comune (non si può mai dare per scontato che parliamo la stessa lingua)
  2. trovare il suo punto di interesse reale e personale. È la chiave per mobilitare il suo entusiasmo
  3. porsi su un piano di reciprocità. Noi abbiamo l'esperienza dell'e-learning ma che può venir valorizzata solo se si incontra con l'esperienza specifica del nostro interlocutore

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