E-learning & Università

25 gennaio 2010 - pubblica su Facebook LinkedIn Xing Twitter FrienFeed Technorati Google Ok Notizie Thumblr

Molte università vivono oggi un momento di crisi: economica ma non solo. Anche il loro ruolo sociale è messo in discussione da cambiamenti che ne ridefiniscono il modo di operare, le funzioni e le aspettative di chi vi si rivolge. In questo scenario un solo dato è certo: per sopravvivere le università hanno bisogno di studenti. Tanti. In modo da sostenere il bilancio ma anche le richieste di una società per cui l'università non è più una esclusiva delle élite. L'e-learning può permettere alle università di raggiungere questo obiettivo senza snaturare la propria anima. Ma il percorso per raggiungere questo obbiettivo non è semplice. 

1. La crisi economica

La crisi economica che dal 2008 investe tutto il pianeta riguarda concretamente anche l'università e ne mette in discussione il suo ruolo. Ciò deriva direttamente dalla riduzione delle risorse economiche che  costringe tutte le organizzazioni a riconfigurarsi per “competere meglio” come si legge sui giornali. Per le università ciò potrà avvenire attraverso una competizione mercantile dell'una contro l'altra per accaparrarsi le poche risorse rimaste, ovvero verso una strategia che sviluppa la capacità dell'università di produrre valore in termini complessivi  considerando il risultato economico non come a un obiettivo da raggiungere a tutti i costi ma come una condizione necessaria alla sostenibilità dell'organizzazione. Una condizione però, che non può essere quella che determina le scelte. Ma che a queste partecipa e contribuisce. La funzione originaria dell'economia d'altra parte, non era quella di dettar legge ma di contribuire alle possibilità di vita delle persone e delle organizzazioni. Inclusa l'università.

2. Cosa significa produrre valore?

Per l'università la produzione del valore ha un significato complesso, non linearizzabile come (a volte) lo è per una oranizzazione industriale. In primis significa produrre valore per studenti e docenti assume due significati principali:

1. porsi l'obiettivo della sopravvivenza in termini finanziari. È il livello di necessità da cui partire per non avviarsi verso percorsi velleitari;

2. offrire uno scenario, una narrazione, che permetta di mobilitare le energie umane per andare oltre la dimensione della sopravvivenza

Significa immaginare una dimensione strategica che sia ancorata alla realtà, a volte molto cruda, dei fatti e dei numeri ma che includa uno spazio desiderante per le persone: i docenti e gli studenti in primis. Significa che chi ha la responsabilità del proprio operato deve affrontarla con il buon senso del ragioniere ma anche con l'intensità del poeta. Il primo approccio, infatti, ci permette di affrontare realisticamente le difficoltà contingenti, il secondo ci consente di non lasciarci sopraffare dalle medesime e di perseguire nuovi scenari. In questa prospettiva il poeta e il ragioniere devono poter  comunicare e agire insieme. L'università è oggi forse l'unica istituzione che può tentare questo. E le tecnologie della conoscenza possono essere di supporto per farlo.

Oggi che la globalizzazione è un dato di fatto, porsi l'obiettivo (e raggiungerlo) di produrre valore non solo per sé ma anche per il proprio contesto significa legarsi all'unico elemento che non è soggetto alla competizione globale: il territorio. E per l'università significa rimettere nel circolo globale sia se stessa che la terra e le persone di cui è parte. Andando oltre il localismo e trasformandosi in piattaforma sociale (non software) per la condivisione della conoscenza. 

Il primo passo diventa allora la capacità di produrre valore per chi è disponibile a riconoscerlo: gli studenti prima di tutto. Essi sono il punto di partenza di ogni tentativo di guardare ad un futuro sostenibile per le università per il semplice motivo che essi, attraverso le loro iscrizioni, finanziano direttamente l'università. Considerarli soltanto in questo modo, però, può essere pericoloso: conduce direttamente alla deriva dell'esamificio . Sarebbe, forse, una soluzione per salvare il conto economico a breve ma condurrebbe alla distruzione del ruolo sociale dell'università nel giro di poco tempo. Inoltre non è l'unica soluzione possibile. Gli studenti non solo solo quelli che pagano. Essi sono anche il patrimonio di relazioni che portano con sé. Essi sono le loro famiglie, i loro amici, le fabbriche, gli uffici, i bar, i supermercati. Essi sono il territorio. Considerare gli studenti solo “quelli che pagano” è riduttivo perché non permette di vedere il contesto cui essi, e l'università appartengono. Se l'università sarà in grado di utilizzare le risorse che arrivano dagli studenti per restituirle al territorio questo sarà capace di continuare a “produrre” studenti e, quindi, di sostenere un circolo virtuoso di reciproco scambio. Non è semplice perché questo implica per l'università la capacità di far entrare la società nelle proprie aule. Vediamo come e perché.



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