Una degli assunti fondamentali del mio lavoro è l’idea che la centralità che ha avuto il libro nel campo della formazione e dell’apprendimento sia legata a qualcosa di più della mera assenza di strumenti multimediali più potenti e sviluppati, e a un orizzonte mediatico comunque assai più limitato di quello attuale: sia legata a una caratteristica precipua della forma libro e della testualità scritta. Tale caratteristica – la capacità di costruire argomentazioni complesse e articolate, ma dotate al tempo stesso di una dimensione narrativa unitaria che ne favorisce la comprensione, la memorizzazione, l’efficacia – rende il libro (o meglio, la forma-libro) uno strumento di apprendimento tutt’altro che superato.
Per questo, nel parlare dell’uso dei libri elettronici nell’e-learning (così come nella formazione tradizionale), credo sia bene non confondere in un unico calderone e-book, learning object, contenuti multimediali, strumenti di interazione avanzata legati al nuovo web, e quant’altro, come se si trattasse di quasi-sinonimi. Si tratta di armi che sono certo tutte a disposizione nel nostro arsenale, che dobbiamo tutte conoscere e che facciamo benissimo ad usare, ma di armi dalle caratteristiche almeno in parte diverse.
In questo arsenale, il ruolo dell’e-book è – credo – quello di trasportare nel campo del digitale proprio le caratteristiche specifiche e distintive che hanno accompagnato la storia del libro: la capacità di funzionare come supporto per una comunicazione complessa, articolata ma fondamentalmente unitaria, dotata (sia nel caso della saggistica, sia nel caso della narrativa propriamente detta) di una forte dimensione narrativa. Certo, l’organizzazione dei contenuti propria della forma-libro non è l’unica utile nel campo della formazione e dell’apprendimento: ad essa si affiancano oggi molte possibilità alternative e moltissimi strumenti nuovi, legati soprattutto all’uso integrato di codici comunicativi diversi. Ma il suo ruolo non scompare affatto.
La vera sfida non è dunque a mio avviso nel “superare il libro” ma – ferma restando la necessità di affiancargli anche altri strumenti – nell’immaginare il futuro della forma-libro senza dimenticarne le caratteristiche essenziali. Questo futuro potrà certo comprendere l’integrazione con contenuti multimediali, o con un’organizzazione ameno in parte ipertestuale, o ancora con le prospettive affascinanti del ‘social reading’. Ma dovrà essere capace di raccogliere anche l’eredità della nostra tradizione testuale, e anzi di valorizzarla: mettendola da parte, avremmo poco da guadagnare e moltissimo da perdere.
L’e-book è dunque uno strano animale: ibrido necessario di strumenti e codici comunicativi nuovi e di strutture argomentative e narrative saldamente collegate alla nostra tradizione culturale. E’ in questa forma che, credo, potrà diventare uno strumento prezioso anche nell’e-learning.
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