L'e-learning in sanità. Per ridurre le distanze

11 maggio 2010 - pubblica su Facebook LinkedIn Xing Twitter FrienFeed Technorati Google Ok Notizie Thumblr



Post scritto da Mauro Sandrini. Seguimi su Twitter oppure su Identica.

Per affrontare la questione dell'e-learning in sanità il prossimo 18 maggio, alle ore 15, ci sarà un evento organizzato dagli amici di Salus-Net e da FederSanità nell'ambito di ForumPA. I dettagli sono qui. Questo post è un'anticipazione del mio contributo in quella sede.

Dell'e-learning in ambito sanitario si parla molto ma se ne fa ancora poco. Il fatto di essere ancora ad uno stadio preliminare, però, non è detto debba essere un male di cui lamentarsi. Anzi, potrebbe essere l'occasione per iniziare col piede giusto facendo tesoro dell'esperienza accumulata finora. La migliore delle buone pratiche, infatti, è quella di cercare di evitare gli sbagli già commessi da altri, magari in campi diversi dal nostro. Almeno quelli madornali. Ma quali sono gli errori principali che oggi, nel 2010, dovremmo aver imparato ad evitare?

1. Non si può e non si deve cominciare dalla tecnologia.
Si tratta di un errore di metodo che induce ad accettare passivamente il modello didattico veicolato dalla piattaforma. Per quanto  il software possa essere valido esso incorpora un modello standard che non è nato pensando alle esigenze peculiari della formazione sanitaria. Se non si delega completamente l'e-learning ai tecnologi, però, è di solito possibile piegare alle proprie esigenze il modello proposto dalla piattaforma.

2. Non si può delegare in toto l'innovazione agli esperti esterni. Compresi quelli dell'e-learning.
L'e-learning è soltanto il nome nuovo che si dà al contesto di apprendimento di una organizzazione. A volte ci si dimentica che, per quanto importante, il contesto resta contesto. Le aule reali e virtuali, i docenti ed i tutor servono solo ad agevolare il fluire dalla conoscenza all'interno dell'organizzazione. E l'innovazione deve essere in armonia con quel che già c'è. Per questo e-learning non significa software e neppure dispense caricate su un sito istituzionale ma architettura dei saperi. L'e-learning fa emergere una nuova necessità: quella di disegnare i percorsi ove fluisce la conoscenza all'interno dell'organizzazione. Si tratta di un compito vitale, che compete a chi ha la responsabilità strategica dell'organizzazione.

Diventa necessario un nuovo tipo di formazione. Una formazione dedicata a chi avrà l'e-learning come suo nuovo compito. Una formazione che si occuperà più del "come fare" piuttosto che del "cosa fare" e che diventa un aspetto strategico per lo sviluppo dell'intera organizzazione.

L'obiettivo principale: ridurre le distanze

La conoscenza viene trasmessa e condivisa attraverso la formazione. La conoscenza è come un cibo i cui ingredienti principali sono tre: i contenuti, la personalità del docente e la qualità della relazione che si stabilisce tra chi insegna e chi impara. L'e-learning non deve fare altro che facilitare la composizione armonica di questi ingredienti per essere nutriente. Come?

  1. veicolando il flusso dei contenuti fra docenti e discenti nel modo più semplice e (parzialmente) indipendente dallo spazio e dal tempo
  2. permettendo di sviluppare al massimo la relazione col docente

Tutti noi sappiamo quanto sia affascinante poter seguire una lezione di un docente carismatico. Ma perché costringere docenti esperti a condurre corsi ove essi divengono ripetitori semiautomatici di se stessi riducendo al minimo il tempo di interazione con i discenti? Anche chi impara è presente con tutto il proprio bagaglio di esperienza che, se viene condiviso, può essere arricchente anche per l'esperto di turno. Sfruttare il tempo di compresenza tra docenti e discenti per estrarre al massimo il sapere: questo dovrebbe essere l'obiettivo dell'e-learning. In sanità e non solo. Tutti gli altri obiettivi discendono da questo: risparmi, tecnologie, valutazione, monitoraggi, strategie, ecc.

Il tempo come variabile strategica per un progetto efficace di e-learning

L'e-learning serve a spremere il massimo della conoscenza dell'esperto e a far si che chi sta imparando se ne impossessi. Ma come?

Per rispondere esaminiamo uno scenario semplicissimo. Immaginiamo di poter disporre di un esperto in un argomento specifico che riscuote apprezzamento dai discenti. Consideriamo che le sue lezioni siano state preparate in una forma mista video, testo e immagini. E consideriamo che tali materiali siano stati inseriti in una piattaforma di e-learning. Decidiamo inoltre che queste lezioni DEBBANO essere fruite dai discenti in modo autonomo e IN ANTICIPO rispetto ai momenti di incontro in presenza dell'esperto. La chiave metodologica qui è il tempo. I contenuti devono essere obbligatoriamente fruiti dai discenti prima dell'incontro sul campo con l'esperto. Stiamo parlando del modello chiamato "blended learning".

Con questo termine si intende un percorso formativo che si svolge sia online sia in presenza. Di solito però non si considera il tempo una variabile critica di questo modello. Invece lo è. Ed è determinante. Il fatto che i contenuti vengano assimilati in anticipo dai discenti libera lo spazio di relazione con l'esperto. Tutti noi sappiamo che quando assistiamo ad una lezione o ad una conferenza il momento spesso più interessante è quello delle domande. Perché è li che si sviluppa la relazione sul campo tra il pubblico e l'esperto.

Con l'e-learning se è impostato bene - ad esempio con un semplice modello come quello proposto - la dimensione relazionale viene sviluppata al massimo e si raggiunge l'obiettivo paradossale che con la formazione a distanza ciò che viene enfatizzato al massimo è la relazione di "vicinanza" tra esperti e discenti. Perchè, infatti, costringere un esperto a ripetere sempre le stesse cose? Perchè costringere discenti con un alto grado di specializzazione a seguire contenuti standard che potrebbero seguire meglio e più comodamente, senza spostamenti, dall'ufficio o da casa? Perché non immaginare l'e-learning come il modo per rendere più gratificante la relazione tra chi impara e chi insegna?

E' ovvio che in questo scenario succedono alcune cose:

1. la tecnologia deve essere di supporto. Oggi abbiamo una cosa sola da chiedere alla tecnologia: funzionare e non intralciare. Così come non ci viene in mente di delegare alla nostra automobile di decidere dove andare in vacanza, allo stesso modo non possiamo delegare alla tecnologia e ai tecnologi, più di questo: deve funzionare. Il più semplicemente possibile. Con il minor numero di intermediari possibile. Un'automobile è tanto più di qualità tanto meno è necessario il meccanico...

2. il sapere dell'esperto diviene "riusabile". Nel senso che egli invece di fare un solo corso di contenuti standard di 10 lezioni agli stessi 10 studenti in presenza, può fare 10 lezioni dal vivo con 10 gruppi di 10 studenti diversi ogni volta (10x10=100) che abbiano preliminarmente seguito i contenuti standard sulla piattaforma. Le conseguenze sono:

a) l'esperto può condividere la propria conoscenza con 100 persone anziché con 10 e in un modo più ricco rispetto ad un corso normale in presenza;

b) chi impara ha a disposizione tutto il tempo di compresenza con l'esperto per domande e risposte su quel che hanno già potuto esaminare online in anticipo;

c) l'organizzazione aumenta l'efficienza del processo formativo e, in questo scenario, riduce di un fattore 10 i costi della formazione. Inoltre l'intero processo è monitorabile perché diventano oggetto di valutazione i seguenti punti:

1. la qualità dei contenuti prodotti dall'esperto
2. la partecipazione dei discenti
3. il livello di competenza raggiunto

E' un modello semplicissimo che permette il controllo del processo ma lascia libero il momento dell'incontro in presenza che diventa uno spazio prezioso di condivisione umana e professionale.

Il valore dell'e-learning

In altri termini esistono alcuni scenari -quello presentato non è l'unico- in cui con l'e-learning si può sviluppare al massimo la qualità della relazione in presenza. L'esperto è sottoposto alle domande di chi già sa, e non è ridotto a ripetitore umano degli stessi argomenti per la maggior parte del corso. I discenti sperimentano dal vivo una relazione ricca nello scambio educativo che non viene svilita dalla tecnologia ma anzi, grazie ad essa, viene valorizzata al massimo.

In modo forse paradossale l'e-learning può servire per sperimentare la ricchezza delle relazioni umane quando si attivano processi di condivisione all'interno di un contesto formativo. Un sapere sui generis, la capacità di condividere, che difficilmente può essere insegnata ma quasi sempre può essere solo sperimentata. Con modelli simili a quello proposto aumenta la densità relazionale che avviene nel momento della formazione e, indirettamente, si può trasferire anche un sapere che molto difficilmente si può impartire solo in maniera teorica. Allora anche i contenuti che vengono utilizzati acquisiscono un significato che non è più soltanto operativo ma  di vettore di quella metacompetenza relazionale cosi necessaria per chi ha nelle proprie mani la salute di ciascuno di noi.

Segnala questa pagina: Condividi
can you buy cialis online viagra india