Qualche giorno fa, il 5 gennaio, a 75 anni, è tornato sul campo un allenatore che ha fatto la storia del basket italiano: Dan Peterson. Si è trattato del match tra la squadra di Milano e quella di Caserta che ha visto vincente Milano. I dettagli sportivi dell'evento .
Ma non sono le questioni sportive che qui ci interessano.
Quel che interessa è il modo in cui una persona di 75 anni, che nella vita ha vinto tutto, è tornato in campo e soprattutto come si è rapportato con i giocatori per motivarli.
Da ragazzo seguivo molto il basket, poi crescendo con gli anni, ma non con i centimetri, la passione si è affievolita. É rimasto in me però il segno della competizione, dell'agonismo (forse maschile), che si incontra pure fuori dal campo. Anche quando, per esempio, si deve affrontare un nuovo progetto di e-learning.
A questo proposito quel che mi ha colpito di Dan Peterson sono state due cose: la prima, la concentrazione su un obiettivo, la seconda il modo di motivare se stesso e i giocatori. Vediamoli.
É lo stesso atteggiamento che serve di fronte a un nuovo progetto di formazione a distanza. Il bello dell'e-learning è che si tratta sempre di un'entità complessa, che può essere declinata in modi molto diversi tra loro e, a volte, anche contrastanti. Definire un obiettivo tangibile e concentrarsi su quello, non significa lasciar perdere quelli secondari, ma anzi renderli coerenti con quel che si vuole realizzare. Senza disperdere energie e con maggiori soddisfazioni per tutti: architetti, esecutori e committenti.
Anche se non sempre se ne è consapevoli ogni progetto di e-learning è destinato ad entrare in relazione con il nucleo dell'organizzazione e ciò deve avvenire nel modo più delicato possibile. Il motivo è semplice: l'e-learning non è una tecnologia ma un processo di apprendimento e di distribuzione dei saperi. Ogni corso - per quanto marginale - costringe l'organizzazione a confrontarsi con processi inediti e a suscitare entusiasmi e diffidenze.
Oggi siamo costretti a competere non solo con i cinesi, ma spesso pure con i nostri vicini di scrivania con cui - in teoria - dovremmo cooperare. La paura di essere sopravanzati però, di perdere il posto o altro, possono rendere opprimente e anche inefficace il nostro lavoro.
Allora anche un nuovo progetto di e-learning può diventare un modo per competere e veder migliorare il proprio riconoscimento, non possiamo permetterci di fallire o di fare una brutta figura.
Per quanto sia difficile il miglior consiglio per intraprendere un progetto complesso, di e-learning o di qualsiasi altra cosa, è proprio quello di Dan Peterson ai suoi giocatori: godetevi la partita. É il modo migliore per far sì che il risultato non diventi una spada di Damocle da cui dipende il riconoscimento del proprio lavoro e, invece, per riuscire a trascorrere il tempo, il percorso fatto passo passo, verso l'obiettivo, nel modo migliore.
É tempo di vita anche quello del lavoro.
Ed è già un gran bel risultato quello di poterlo vivere meglio che si può.