Oltre la crisi con nuovi occhi: lo spirito dell'innovazione

02 novembre 2011 - pubblica su Facebook LinkedIn Xing Twitter FrienFeed Technorati Google Ok Notizie Thumblr

    

  

La prima versione di questo sito internet risale ormai a tempi preistorici. Era il 2005 e di crisi non se ne scorgeva all'orizzonte eccezion fatta per le solite cassandre che ululavano al vento le ragioni di chi vede, ma non può nulla.

Noi ci siamo limitati a scrivere il nome del nostro sito a rovescio, perché bisogna rovesciare la prospettiva per guardare alle cose in modo diverso.

Ci abbiamo provato, di sicuro facendo molti errori, parlando più di società che di tecnologia con una convinzione:

che la tecnologia è corresponsabile dello stato delle cose attuale, ma che è anche un fatto sociale irreversibile per cui è meglio utilizzarla in modo creativo e non passivo.



Innovare significa mettere nel mondo nuove azioni

Innovare significa essere capaci di mettere nel mondo nuove azioni.
Questo è il significato originario di innov-azione. Non sono sufficienti le tecnologie per farlo. È necessario che le competenze specifiche si sposino con quelle umane: per cambiare la vita delle persone e delle organizzazioni mettendo al centro lo stare bene, la felicità per chi ci riesce.

Negli ultimi decenni l’idea di innovazione ha coinciso spesso con quella di acquisizione e consumo di tecnologia: più computer, più telefonia, più banda larga et voilà i problemi dell’economia e della società sembravano risolti. Quanti esempi ci sono dei fallimenti di questo modo di agire nelle scuole, nelle università, nelle pubbliche amministrazioni, ma anche nelle aziende? Troppi.

Immaginare nuovi mondi

Innovare significa essere capaci di immaginare nuovi mondi e cominciare a metterli in pratica. Attraversando tutte le strutture sociali: familiari, economiche, istituzionali.

Quando un anziano comincia a utilizzare la rete per comunicare con i propri nipoti che studiano all’estero questa è innovazione.

Quando una scuola permette ai suoi studenti di chiedere di più ai propri insegnanti, con o senza le nuove tecnologie, questa è innovazione.

Quando un’azienda o una pubblica amministrazione tratta i propri clienti o utenti (e dipendenti) con il rispetto che si deve a chi permette loro di esistere, questa è innovazione.

Condividere il proprio desiderio

L’innov-azione non si fa con le tecnologie, ma con la volontà di immettere nel mondo il nostro desiderio di stare meglio con gli altri. Senza questo desiderio le tecnologie inaridiscono e tutte le possibilità che abbiamo a disposizione per comunicare veicolano soltanto vuoto e tecnocrazia.

Per innovare bisogna essere capaci di conversare e condividere le differenze, avendo come obiettivo una società dove tutti abbiano la possibilità di sfiorare la felicità. Da qui si può incominciare a lavorare anche in questi momenti di grave crisi. A un patto: smettere di tenere gli occhi chiusi sulle ipocrisie quotidiane di cui si nutrono quelle grandi.

Dai piccoli crimini come le evasioni fiscali di ogni giorno, ai concorsi truccati o "preparati" ovunque, alle influenze mafiose nelle grandi opere che si stanno preparando per "innovare il Paese". Dal ponte sullo stretto alla TAV in Val di Susa. Da un punto di vista tecnico l'innovazione più grande di cui abbiamo bisogno si chiama MANUTENZIONE. Una innovazione che produce lavoro per chi la deve fare e benessere per chi la usa. Il resto è una maschera dietro la quale spesso si nascondono connivenze e mafia. Magari dissimulate dietro il sorriso di facciata del consulente di turno.

E' necessario guardare il mondo con stupore e occhi curiosi. Perché il mondo non finisce non la crisi economica che, anzi, spalanca opportunità per chi è capace di scorgere nei problemi spazi per immettere nel mondo nuove azioni. Senza lasciarsi abbindolare dalla retorica dell'innovazione e della tecnologia.

Ma siamo capaci di guardare il mondo a occhi aperti?

P.S.

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