E-learning e Innovazione. Perché a rovescio?

Rispetto al mainstream dell'e-learning la pensiamo a rovescio. Infatti non cominciamo mai dalla tecnologia ma dalle persone.

Al primo posto vengono le persone. Al secondo i problemi che si possono affrontare con l'e-learning. Infine viene la tecnologia.

Se si parte dalle persone, e dai loro problemi di formazione, training, gestione della conoscenza, spesso la cosa migliore è incontrarsi a quattr'occhi: ragionare e, magari, litigare. Non si può fare tutto su Internet. Discutere su un forum non è come ragionare con un foglio di carta e un caffè guardandosi negli occhi. Per questo il nostro programma di eventi prevede incontri, conferenze e workshop in presenza.

E-learning e Innovazione è la comunità di mestiere di chi si occupa dell'e-learning. Di chi sa che l'e-learning può essere molto utile per una organizzazione ma anche che l'obiettivo finale non è scontato. Per arrivarci bisogna continuare a imparare, imparare, imparare...

Bradipo didattilo (Choloepus didactylus)
Chi si avvicina al mondo dell'e-learning spesso comincia dal nostro sito. Con le guide, i convegni e i workshop offriamo un punto di vista "dal di dentro" utile per orientarsi in un mondo specialistico e spesso caotico.

Come gli artigiani di una volta siamo costretti al confronto quotidiano con la realtà.

Pensiamo che per volare alto bisogna essere capaci di guardare per terra: dove posare un passo dopo l'altro lungo l'iter progettuale. Crediamo che per proporre l'e-learning dobbiamo spiegarne l'utilità. Senza salire in cattedra.

Come? Risolvendo un problema. Chi fa l'e-learning deve, prima di tutto, saper risolvere il problema più urgente che ha chi entra nella sua bottega. E saperlo fare bene. Questa è la competenza cruciale di chi fa il mestiere dell'e-learning. Non il software, e neppure le metodologie alla moda.

Così come il calzolaio deve saper fare scarpe belle ed economiche, ma anche comode, così è anche per chi fa l'e-learning. Per esempio questi sono alcuni dei problemi affrontabili:

  • come far si che i responsabili commerciali conoscano il prodotto che stanno proponendo (non è mica scontato!)
  • come aiutare gli studenti di una scuola a comprendere difficili problemi di matematica
  • come far si che chi deve operare con persone di varie etnie possa comunicare in modo elementare con loro nel rispetto della loro cultura

Dal change management alla gestione della conoscenza

Quando si riesce a raggiungere un obiettivo concreto e coerente con le aspettative iniziali, accadono cose interessanti. Innanzi tutto la resistenza all'innovazione si riduce drasticamente. Dopo aver dimostrato che un problema reale è stato risolto svaniscono le difficoltà a spiegare che cos'è l'e-learning e, spesso, si accende l'emulazione e il desiderio di proseguire. Qualcuno chiama tutto ciò Change Management. Per noi è semplicemente Buon Senso.

In altre parole: dopo aver risolto il primo problema quel che accade è che viene riconosciuto il valore dell'e-learning; si capisce che non è un concetto astratto e che può migliorare la vita e il lavoro delle persone coinvolte. Ma non è tutto.

Quel che accade dopo aver risolto un primo problema con l'e-learning è che si lascia una eredità. Questa eredità è un contesto operativo per innovare. Non una piattaforma software o un corso, ma un'architettura di tecnologie e metodi. Un sistema che è pronto per accogliere altri progetti e, uno dopo l'altro, andare a costituire la struttura all'interno della quale può fluire la conoscenza dell'organizzazione. In altre parole pensare all'e-learning come a un "aggeggio" che risolve problemi permette di avviare la realizzazione di un sistema per la condivisione della conoscenza.

Alla rovescio. Per incontrarsi davvero e imparare il mestiere con gli esperti

Questo è il punto di vista "alla rovescio" di E-learning e Innovazione. Un punto di vista che privilegia ciò che serve in quel preciso momento e contesto organizzativo.

Non siamo interessati alle ultime mode di Internet anche se alle spinte di innovazione potenti che arrivano da Internet guardiamo con l'interesse di chi vuol "toccare con mano". Per andare oltre l'enfasi giornalistica che spesso le accompagnano (ricordate tutto il gran parlare di Second Life? Era solo pochi mesi fa...).. Internet è un grande calderone dove per estrarre qualche perla bisogna scartare molto.

Con l'e-learning è lo stesso. Oltre le tecnologie, le mode e i guru ci sono le persone e le organizzazioni. Il modo con cui si impara e si spende il proprio tempo è una questione importante da cui possono derivare grandi opportunità e qualche rischio. Il più grande dei quali è la noia: l'antitesi dell'innovazione.

Risolvere un particolare problema con l'e-learning significa lasciare a chi compra non solo le scarpe - come faceva il calzolaio con chi entrava nella sua bottega - ma anche condividere il "come" si fa a fare le scarpe e accompagnarlo nella costruzione della "sua" bottega. L'e-learning quando è fatto bene diventa un percorso di autonomia e di crescita per gli individui e per le organizzazioni. Altrimenti diventa uno strumento per propinare contenuti a chi li fruirà svogliatamente. Ma in questo caso: ne vale davvero la pena?

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